Una Europa amata fino ai denti!
Amata per difendere e salvaguardare il “nonfine” che la unisce al resto del mondo, sessanta nazioni in guerra comprese.
Un Europa che erra?
Che va qua e là, e/o sbaglia?
Una Europa frattaglia, battaglia?
In questa Neuropatia, si vedono nervi scoperti, al buio del sole, piena di stelle, sì, ma cadenti.
E allora esprimiamolo questo desiderio: andarle incontro per unire, non perire.
Anche se con tanti Eppure, Sebbene, Nonostante, Di fatto, Comunque, Però, Beh, …
Anche se da troppo ci spiazza, merita una millesima occasione, in piazza?
Ci fa famiglia: ma quale? Allagata allargata azzurra rossa nera, arcobaleno, stellata navigante o spiaggiata, suddetta o suddita, smaccata od ammaccata, esistente o exitstita?
E se, continuando la metafora, in una famiglia il padre violenta la figlia? E la madre vien picchiata e ci son fratricidi?
Europa atavico virtuosa o incestuosa, se ri-crediamo in te, dicci, tu crederai in cosa?
Nelle scelte ”ottocentesche” (non epoca ma miliardi!) di questi ultimi giorni? Spero sabato ci sia un (in)contro manifestazione: non vorrei pagare la pre-cauzione di una militarizzazione sproporzionata, per difenderci da chissà cosa, sapendo invece benissimo chi pagherà tutto questo “smigliardare” senza pace (parola stanca innominabile?)
Pagheranno sempre i nostri malati, i nostri detenuti, gli studenti lavoratori, per ora in pace (forse), ma sicuramente in caso di riarmamento i danni saranno i loro, i nostri; perché, per “difenderci”, li coinvolgeremo in una eterna catena di violenze d’andata e di ritorno (compreso i morti “giusti” che faremo sul campo della eventuale parte nemica a cui risponderemo).
Sarebbe bello e unente capire che questa potrebbe essere l’ultima occasione per rompere le righe della fila di ordini d’odio, vendetta atavica, paure di mercato, eccidi. Le esagerate deterrenze, sono spesso scuse né belle né buone, alibelluli del malaugurio, che illudono di poter scegliere come cominciare “nobilmente” una contrapposizione difensiva, convinti, da matti, di poter poi smettere naturalmente o scientemente, e dosare la forza.
Svegliamoci sonnambuli, vivibondi!
Diventiamo altro. Ora.
Cambiamo dimensione, proviamoci, arrivati in questa piazza per disperazione: da anni molti di noi erano già scesi in tutte le piazze possibili per rivelazione, non solo per paura di un “americano”, ed eravamo in tanti, a chiedere di unirci non solo per l’Europa, ma per non far morire né morire.
Mi (s)piace ricordarlo.
Neutralizziamoci allora, prima che ci neutralizzi per l’eternità l’atomico incubo.
Davvero stiamo cadendo nella trappola che si prepara per le generazioni a morire? Perché non scendere in piazza, per scendere da questa altalena letale (spinti da forze neanche tanto arimanico occulte, che ci fanno piombare a terra fracellati).
Per dire sì, all’unione, ma “Europia”, cioè con l’idea del sacro non del mas-sacro? Perché non ci si esercita a preparare i corpi di pace (che esistono già lo sapevate?), ai confini del “nostro” incontinente, non solo gli eserciti, che nei secoli dei secoli dicono “amen”, quando va bene, o piangono i compagni (dis)seminati a morte?
Senza escludere obiettori di coscienza o disertori d’odio, che ambirei rappresentati comunque e sempre dall’Europa non arrestati o perseguiti.
Chi ha ideato o aderito a questa piazza (e ne condivido il movente), può per favore non disdegnare di manifestare, non per l’invecchiata Europa “unita dalla divisa”, ma per una Ri-Europa con antichi o, meglio, eterni principi, eppure nuova di zecca?
Zecca che crei nuova “moneta”, altro conio, valore corrente, cioè scambio, trattativa, diplomazie, compromesso, ascolti, rinunce anche, e altre possibilità finanche apparentemente utopiche, finora mai tentate seriamente.
Ora, cari belligeranti, guerraaffondai inconsulti, geopolitici da talk forse o task force, democraticamente ascoltati, scatenatevi pure, ma una cosa ben più importante dell’Unione Europea vi chiede di riflettere da “ragionieri”: è l’esistenza stessa, la vita nostra e dell’universo che dovremmo e dovremo pretendere salvo, che ci spetta, urlante, che non aspetta più.
Mi verrebbe da chiedere: posso farvi delle obiezioni? Ma so che mi si risponderebbe “spara!”. Dimostriamo alla terra che siamo Ri-tornati degni del concetto di essere, non solo quello di incutere deterrere coloniare vendicare torturare imprigionare, con grosse sparate sul concetto di difesa comune.
Sono” sparate” non a salve (men che meno per salvare), ma per eternare e cementare comunque sperimentatamente, matriosche di guerra.
Solo che ora ci sono bamboline, all’interno della matriosca, che hanno bene ma stantio, giustizia ma venduta, pace ma spietata.
Possiamo provare a non armar più nulla al mondo?
Perché il timore anzi il terrore, è che si manifesti mi auguro in tanti, ma riuniti attorno ad un tavolo che ha già deciso al posto nostro, senza alcuna trattativa. Non eravamo chiamati ad unirci e insieme?
A condividere la libertà di difendere le democrazie con altri metodi?
Attenzione! Caduta masse!
Pericolo: libertà chiuse! Vincoli ciechi, nazioni senza uscite! Se non quelle da sprecare cavando alle dissanguate entrate, per comprare o produrre mezzi per farci a pezzi, con la scusa di difendere gli indifesi i deboli, o la “nostra” libertà.
È questo l’unico modo? Purtroppo, i veri punti deboli sono gli accecati eccitati dalla guerra di ritorno e di andata, ormai senza molti che tornano, vivi.
Altrimenti perché poi scandalizzarsi e commuoversi(?) per le immagini inimmaginabili di tutti gli inferni quotidiani, se non abbiamo la visione di altro da noi e di noi!
Si è già unilateralmente deciso il difendersi da sé?
Leggiamola così: l’Europa deve difendersi anche da sé, stessa! Se stessa armigera, guerriera.
E se fosse diventato autolesionismo militare, non autonomia?
Per quella basterebbe usare meglio ciò che abbiamo e coordinarci migliorando l’idea di un esercito unico (i venti di guerra? Purtroppo, stanno diventando 27) con il già straspeso fino ad ora: per non avere divisioni nessuno agisca solo con le proprie divisioni di soldati.
L’unione fa la forza? O la pace?
Dividi et impera unisci e impara?
Cara (troppo cara) neuropatia, si può scendere in piazza sabato per provar a curarti, in massa, non come un attacco o una invasione, ma una concentrazione animata da valori, non dolori o malori, comuni.
Si può venire verso di te, anche se è un “verso” straziante: il verso che stanno prendendo le cose, che purtroppo non è quello di un uccello né quello di un poeta.
Peccato?
Allora perché, non cominciare ad addestrarci per una redenzione universale, prima di ogni già presa decisione?
Vinca il migliore?
Di chi? E a tutti i costi?
Non sa cosa perde chi si sente il migliore e vittorioso…