Che cosa siamo

Pier Giorgio Ardeni e Ginevra Bompiani         

Perché nasce questo sito? Perché vogliamo parlare ad alta voce.         

Pensiamo di avere qualcosa da dire, cose evidenti che nessuno dice, perché nessuno dice le cose evidenti.      

Le cose evidenti sono quelle che appaiono vere prima ancora che vi siano argomenti a spiegarle, ma che ora sono state sgominate da qualcosa che si chiama la post-verità. E che cos’è la post-verità? E’ qualcosa che, dopo che è stata conosciuta una verità, viene messa al suo posto per toglierle valore, perché, se anche te la ricordi, tu non le dia importanza, se anche la sai, tu possa dire qualcos’altro. Quello che è stato messo al posto della verità è una poltiglia sentimentale; piccole false emozioni che servono a occuparti, a tenerti buono, al caldo; un chiacchiericcio che tutti ripetono senza conseguenze.    

Facciamo un esempio: vi ricordate il piccolo Eylan sulla spiaggia? La sua foto ha fatto il giro del mondo. Tutti piangevano su quel bambino annegato, trovato riverso su una spiaggia dopo essere caduto da una barca di migranti. Sembrava che l’emozione suscitata avrebbe sconfitto la crudeltà umana, ripristinato la solidarietà, la compassione, il latte della gentilezza, rovesciato il rifiuto in accoglienza. Naturalmente niente di tutto questo è avvenuto. La piccola emozione standard per Eylan serviva solo a tenere occupato il luogo dei sentimenti, di quel vuoto che un tempo si chiamava coscienza, oppure anima.    

Una piccola indagine sulle foto precedenti quella diffusa ha invece rivelato che il piccolo Eylan non era approdato da solo sulla riva, ma un soldato era andato a prenderlo in mare fra i naufraghi annegati e lo aveva adagiato in posa per la foto. Qualche altra notizia rivelava che Eylan aveva un fratellino, morto insieme a lui, ma l’immagine di uno solo avrebbe avuto più effetto e così il fratellino è saltato.    

Ecco, questo sito vuole essere il contrario della foto di Eylan. Eylan era un bambino vero, veramente annegato, utilizzato per tenere buoni i possibili rimorsi di anime pie, come un cioccolatino placa le lacrime di un bambino. E’ diventato una post-verità.    

Perché ci sembra importante tutto questo? Perché la mistificazione, la manipolazione e l’impostura hanno occupato tutto lo spazio della politica, della vita sociale, della vita comune.

Perché il mondo sta cambiando velocissimamente senza che nessuno di noi abbia voce in capitolo (chi siamo noi? beh, via, lo sappiamo, siamo noi, appunto); senza che nessuno possa farci niente, possa fermare un presente che ci precipita addosso. Non possiamo, perché la menzogna ci ha avvolti e impacchettati. Perché chi doveva proteggere i più deboli e i più fragili si è lasciato trascinare dalla scia dell’avversario, ha accettato ogni giorno di più le sue promesse, ha dimenticato ogni giorno di più le proprie.

Stiamo parlando della Sinistra, o di quella che Luciano Canfora chiama la ex-Sinistra. Divenuta neo-liberista, persecutoria, guerrafondaia, è uscita a pezzi dalla caduta del muro di Berlino e da allora si lascia morire.. E lasciateci dire che non è lecito lasciarsi morire! Se uno si vuole suicidare, è libero di farlo. Ma non di moribondare. Questa è una solenne vigliaccheria. Perché moribondando si lascia o si fa morire tutto quello che si ha attorno. E così ha fatto la ex-Sinistra: ha affidato alle mani mellifluamente omicide di Ursula von der Leyen e Joe Biden l’Europa perché la strangolassero; Gaza perché la cancellassero; insieme hanno reso l’Europa complice dei malfattori, e ora guardano straniti a Trump, la loro creatura, che le darà il calcio finale.

Sì, la Sinistra è il nuovo Frankenstein: ha creato i mostri che la distruggeranno.

Dunque, noi che cosa vogliamo fare? Vogliamo uscire. Vogliamo cercare le parole che hanno aiutato l’Europa ad affogare, la Sinistra a morire, l’umanità a voltarsi le spalle.

Il nostro intervento sarà armato solo di due strumenti: la voce e la presenza. Cercherà altre parole, più nette e schiette e inventive; e le persone che le dicono. Vogliamo raccogliere tutte e tutti coloro dotati di voce e presenza, e pensare con loro a cosa fare per ritrovare la nostra terra, come fanno i Palestinesi, che il giorno dopo il cessate il fuoco (appeso a un filo) risalgono a piedi il loro lungo paese (appena una striscia), dopo un anno e mezzo di carneficina, e lo risalgono sfiniti, sorridenti e allegri, i bambini con le due dita a V. Sono i nostri eroi. Così come tutte e tutti quelli che risalgono la china terribile della pietà perduta, del senso abbandonato, per ritrovare in cima le macerie su cui ricostruire una casa comune.