One day, when it’s safe, when there is no personal downside to calling a thing what it is, when it’s too late to hold anyone accountable, everyone will have always been against this.
Così si intitola questo lacerante saggio di Omar El Akkad, nato al Cairo nel 1982, cresciuto a Doha, trasferitosi in Canada e poi a Ferguson (Missouri), negli Stati Uniti, giornalista e romanziere. Un libro che non si può leggere senza non sentirsi coinvolti.
Come potremo mai fare i conti con quello che è successo a Gaza? Riusciremo a trattare i palestinesi che ci verranno a trovare, con i quali avremo mai a che fare, senza non pensare all’indicibile catena di sofferenze che hanno attraversato? Senza leggere nei loro occhi il dolore infinito celare l’odio senza fine?
E come potremo avere ancora, mai, a che fare con lo Stato di Israele? Non i suoi cittadini, con i quali è già difficile relazionarsi senza cadere nell’inevitabile reprimenda – «voi state sostenendo lo sterminio» – ma con lo Stato. Come potranno i governanti di Israele ricomparire tra i governi del mondo – all’ONU, in ogni altro consesso – senza dover nascondere quella macchia? Come potremo mai fare un viaggio in Israele, nella Terra santa, senza sentirci complici? Come potrà Israele – lo Stato e il suo popolo di cittadini – pensare di tornare tra le nazioni del mondo senza temere di dover, ad ogni occasione, giustificare lo sterminio compiuto, prendendone le distanze? Sarà mai possibile?
Sarà mai possibile superare questo senso di fallimento, il sentimento di impotenza, di vigliacca complicità, per non avere fatto abbastanza, qualcosa, nulla? Un giorno diremo che «noi eravamo contro», lo diranno i nostri governanti, i partiti, a destra come a sinistra, ma solo quando tutto sarà finito.
Perché nessun Paese europeo manda elicotteri sopra Gaza per scaricare viveri, centinaia di sacchi, per quel popolo morente? Perché nessuno organizza missioni di navi che al largo delle coste di Gaza portino aiuti, invece di lasciare che sia qualche sparuta ONG che poi viene bombardata dalle forze israeliane (mentre se lo fanno gli Houthi è terrorismo). Perché, e in nome di cosa, accettiamo tutto questo?
Leggete Omar El Akkad. Calatevi nel fondo dell’orrore della nostra complicità.