L’ipocrisia in crisi

L’impressione che in molti abbiamo che l’ipocrisia dilaghi nei discorsi della classe che governa la politica UE, nelle parole dei capi di stato, nei giornali, nei talk-show e via dicendo (ma non solo nella politica naturalmente), viene dal fatto che ci stiamo disabituando a essa.

Prima, quando vi eravamo abituati, non ce ne accorgevamo nemmeno più. Anzi, ormai la confondevamo col buon senso comune, ci capitava di crederci, la ripetevamo convinti. Ora invece l’avvertiamo con un certo fastidio. Ci sembra che ci stiano prendendo in giro. Come possono pretendere che gli crediamo?

Il fatto è che oggi, invece, l’ipocrisia è caduta in disuso. E quello che prendiamo per discorso ipocrita è in realtà un discorso vero al primo grado. Non stanno più mentendo i nostri governanti. Parlano sul serio. Dicono quello che pensano. Non cercano di ingannarci, ma di trascinarci a forza.

Ma no, direte voi, non è possibile! Stanno dicendo che dobbiamo andare in guerra: vorranno spaventarci per indurci a fare qualcosa, perché rinunciamo a scuole, ospedali, stipendi, che abdichiamo al benessere e alla libertà per fabbricare sempre più armi. E’ questo che vogliono! Se dicono che Putin ci sta invadendo (e ci giriamo stupiti a guardare), che ha in mente di conquistare l’Europa fino a Lisbona non appena avrà finito di radere al suolo l’Ucraina (ci manca poco ormai, meglio prepararsi), che l’era di pace è finita (a dire il vero lo sembrava da un po’), che siamo soli sulla terra (e infatti sembrerebbe che l’America sia diventata il nostro vero nemico, poiché sta per invadere la Groenlandia che è parte dell’Europa), ma che per fortuna la Francia metterà a disposizione le sue 290 bombe nucleari che ci difenderanno da quelle russe; e se hanno addirittura pensato a presentarci un piccolo kit di pronto soccorso, come se fossimo boy-scout (c’è il temperino, e l’acqua minerale, e i fiammiferi, e in più l’aspirina, non si sa mai), per proteggerci dalle 6257 bombe russe.. vuol dire che vogliono qualcosa da noi!  Ebbene, ci dicano che cosa vogliono e noi come al solito cercheremo di accontentarli.

Ma il fatto è che non stanno scherzando, né subdolamente mentendo, questa non è ipocrisia!

L’ipocrisia non è più necessaria, ormai ognuno dice quello che pensa davvero, come fanno Trump, Vance e Musk, così candidi da diffondere i loro piani di guerra a giornalisti sconosciuti.

E così fanno ormai anche in Europa (non la UE, ma l’Europa, visto che l’Inghilterra è tornata in campo con la marcia militare) : Von der Leyen, Starmer, Macron stanno dicendo quello che pensano davvero!

Quando è finita l’ipocrisia? E’ successo gradualmente. Al primo discorso di Zelensky al Consiglio di Europa, quello che li ha fatti tutti piangere, in cui diceva quanto ha ripetuto poi sempre e ovunque: datemi soldi, datemi armi, io sto difendendo l’intera Europa dall’esercito russo.. Subito dopo di noi ci siete voi.. Siamo i vostri protettori martiri.. E’ difficile dire che cosa è successo. Zelensky non era ipocrita. Faceva pubblicità per ottenere quello che voleva e continua a volere: armi, soldi; soldi, armi..  Le lacrime europee erano vere? ci hanno creduto? O erano destinate a noi, perché anche noi piangessimo e accettassimo la rovina dei nostri paesi, della nostra economia, la morte di un milione e duecento ucraini, la distruzione delle loro città, pur di non rinunciare al sogno di far parte dell’Europa e della NATO (e solo al coronamento di questo sogno Zelensky si metterà finalmente il vestito buono che tiene pronto in naftalina).

Se ci hanno creduto, sicuramente ci credono ancora, visto che la UE si muove compatta contro ogni tentativo di pace, vero o falso che sia, insistendo sulle sanzioni, sull’invio di armi e perfino di militari in carne e ossa, e Zelensky ancora una volta ripete: non basta, voglio di più, non crediamo alla pace, crediamo alla vittoria!

Ma che cosa vuol dire che oggi gli autorevolissimi capi di stato e di commissione UE pensano quello che dicono? Che dicono il vero? No, dicono il falso. Ma questo è perché pensano il falso.

L’ipocrisia è in crisi. Perché l’ipocrisia presuppone che l’ipocrita conosca il vero e lo nasconda dentro al falso per vergogna! E la vergogna è finita. La spudoratezza è sdoganata. Avete sentito Vance, Musk, Trump? Si avverte quasi una folata di vento fresco nelle loro parole.. Quasi non ti accorgi che non si tratta di vento ma dello spostamento d’aria prodotta dall’esplosione di una bomba.

Piano piano, man mano che si procedeva alla privatizzazione delle risorse sociali, si sdoganavano parole finallora vietate, coperte dall’ipocrisia: la ricomposizione del partito fascista con Berlusconi, la povertà, l’illibertà, la smisurata disuguaglianza, la strage di migranti, l’assassinio di capi di Stato, fino al genocidio del popolo palestinese, attualmente in corso.

Per questo oggi Trump può dire tranquillamente: “ce la dovremo prendere la Groenlandia, perché mi serve!”, Meloni può fabbricare campi di concentramento interni ed esterni per migranti, Musk può sacrificare il pianeta Terra al fiammante Marte, e i governanti del nostro mezzo continente può programmare con entusiasmo la guerra con l’altra metà e il riarmo di 28 paesi che vanno man mano dividendosi e odiandosi a vicenda.

Resta da capire il perché di quest’ultima mossa, visto che le altre sono tutte spiegate alla luce del giorno (“Mi serve!”).

A che cosa serve la guerra in cui ci vogliono trascinare? Me lo domando tutti i giorni e mi è venuta in mente un’altra ragione (oltre al compiacimento dei produttori di armi, alle manovre finanziarie eccetera): i capetti si sono stufati della pace che rende ardua la loro trasformazione in ducetti. Non è finito il tempo della pace, è finito il tempo della libertà. E quest’ultimo per finire ha bisogno che finisca l’altro. La libertà finisce istantaneamente con la guerra. E i nostri – finti – governanti (perché non sono nemmeno loro a governare) intendono fare cose che non possono spiegarci, non per vergogna, ma per paura che finalmente, allibiti, ci ribelliamo.

Ma potrebbe anche semplicemente essere il modo più semplice e più diretto di risolvere i problemi economici con un’economia di guerra. In questo caso, non servirebbe una guerra, ma la minaccia di una guerra, per instaurare un’economia di guerra e ottenerne tutti i vantaggi: dalla produzione di materiale bellico all’obbedienza cieca, che prevede la caduta di tutte le democrazie occidentali, nascosta da una nuova parola, questa sì campione di ipocrisia: resilienza.

Altra parola che dovremmo cancellare dal nostro vocabolario e dai nostri modelli di comportamento, per recuperare al suo posto la più felice e vitale resistenza.